Marie Sugimoto

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Gatti
di Marie Sugimoto (Giappone)

Tecnica: acrilico su tela
Dimensioni: 10 x 10 cm

Costo: 50 € (Cad.)
Possibile commissionare con foto del proprio gatto.

Madonna of the swallow
di Marie Sugimoto (Giappone)

Tecnica: acrilico su tela
Dimensioni: 30 x 40 cm

Costo: 400

L'artista

Il mondo pittorico che Marie Sugimoto ci svela nei dipinti racchiude rimandi alla cultura giapponese e a quella italiana, al Rinascimento e al pop, il tutto filtrato attraverso i ricordi d’infanzia.

Nelle sue tele, celato sotto elementi stilistici tipicamente giapponesi, Sugimoto fonde reminiscenze cristiane e buddiste. Questa componente spirituale e simbolica deriva dalla sua origine nella città di Nagasaki. La prefettura di Nagasaki è, infatti, storicamente uno dei principali centri di penetrazione del cristianesimo in Giappone e la cittadina di Minamishimabara fu luogo noto di persecuzione religiosa.

La spiritualità cristiana, avvertita come presenza, e la fede buddista praticata da Marie Sugimoto si uniscono nei suoi dipinti dando vita a delicate figure femminili che sono individuate con il nome di Maria Kannon. Maria è un chiaro riferimento alla Vergine cristiana, Kannon è un rimando alla fede buddista dell’artista.

Kannon è il bodhisattva, divinità popolarissima legata al culto del Buddha. Nell’iconografia orientale Kannon assume sembianze femminili e così viene raffigurato in scultura e in pittura. Le pose assunte dalle bombole dipinte da Sugimoto sono un chiaro richiamo alla mimica sacra che rimandano all’arte rinascimentale italiana (di Carlo Crivelli in particolare) o alle pose della statuaria buddista. Su questa base di riferimenti antichi l’artista sovrappone un immaginario tutto giapponese che afferisce al pop e alla cultura kawaii. Proprio dal kawaii (letteralmente tradotto come “carino”) deriva la scelta di figure ornate e dall’aspetto innocente, generalmente realizzate con l’uso di tonalità quali, rosa, violetto, celeste, bianco che riconducono allo stereotipo cromatico femminile.

A ornare le figure, provocatoriamente spesso nude o con indosso lingerie, sono gioielli o corone che rimandano sia alla preziosa ornamento rinascimentale sia alle collanine giocattolo in plastica con le quali Marie Sugimoto avrebbe amato giocare da piccola e che vengono riprodotte nei suoi lavori quasi a sublimare un desiderio infantile.

A completare il suo immaginario sono anche dolci, di cui l’artista dichiara di essere ghiotta, e le maschere del teatro giapponese kabuki.

Opere, quelle di Sugimoto, che vanno lette oltre l’apparenza della dolcezza e dei colori confetto delle sue bambole perché aprono una panoramica su due culture, quella italiana e quella giapponese, e sull’universo personale dell’artista.

Marie Sugimoto è nata a Nagasaki (Giappone) nel 1988.

Cresciuta a Osaka ha iniziato sin dall’adolescenza a creare bambole con snodi sferici sotto la guida della maestra Terao Nami. Dal 2011 si è formata artisticamente presso L’Università delle Arti di Osaka dove ha seguito un corso di scultura. Nel 2016 passa allo studio della pittura con tecnica giapponese seguendo le lezioni del maestro Kiyotaka Abe. Attualmente vive in Italia (prima a Milano e ora a Valenza) dove realizza le sue opere pittoriche con l’uso di colori acrilici e continuando la sua formazione con lezioni di sumi-e, l’arte giapponese della pittura a inchiostro, del maestro Shozo Koike.